Le criptovalute inquinano davvero?

Le criptovalute inquinano davvero?

Le criptovalute sono un argomento sempre più popolare negli ultimi anni, ma è davvero senza conseguenze per l’ambiente? Uno studio ha recentemente dimostrato che il Bitcoin, la criptovaluta più famosa, è responsabile di oltre l’1% del consumo energetico globale. Inoltre, la maggior parte di questa energia proviene da centrali elettriche alimentate da combustibili fossili, con un impatto negativo sull’inquinamento atmosferico.

Un pericolo reale per l’ambiente?

Le criptovalute sono una minaccia per l’ambiente. Inquinano l’aria e l’acqua e consumano un’enorme quantità di energia. Prima di continuare, visita il sito https://www.chief-crypto.com/ per saperne di più sulle criptovalute. La maggior parte delle criptovalute viene estratta in Cina, dove l’energia è spesso prodotta da combustibili fossili. Ciò significa che non solo le criptovalute sono dannose per l’ambiente, ma contribuiscono anche all’inquinamento atmosferico.

È chiaro che le criptovalute sono un problema per l’ambiente, ma non sono l’unica minaccia. Anche i computer e gli smartphone sono molto inquinanti. In effetti, l’industria delle TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) è uno dei maggiori consumatori di energia al mondo. Secondo alcune stime, rappresenta più del 2% del consumo energetico globale. Sono inoltre responsabili di oltre il 3% delle emissioni mondiali di anidride carbonica e la loro produzione di energia potrebbe aumentare notevolmente nei prossimi anni. Le criptovalute devono quindi essere regolamentate per ridurre il loro impatto ambientale.

Le TIC sono onnipresenti nella nostra vita quotidiana e sta diventando sempre più difficile vivere senza. Eppure sappiamo che il loro impatto sull’ambiente è significativo. Come possiamo quindi ridurre questo impatto?

Come possiamo ridurre l’impatto delle criptovalute?

Le criptovalute sono un pericolo per l’ambiente perché consumano molta energia. Inoltre, inquinano l’ambiente perché sono prodotti con materiali tossici.

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La produzione di criptovalute è ad alta intensità energetica. Per creare una singola unità di Bitcoin, occorrono circa 215 kilowattora (kWh) di elettricità. Secondo il sito web The Block, la produzione di un singolo Bitcoin genera una quantità di CO2 pari a quella di 832 automobili in funzione per un’ora. Ciò equivale all’inquinamento di un paese come il Bangladesh.

Detto questo, alcune criptovalute sono un po’ più rispettose dell’ambiente di altre. Ad esempio, Ethereum ha istituito un programma di compensazione delle emissioni di carbonio che consente di compensare le emissioni di CO2 associate alla sua produzione. Si tratta di Ethereum 2.0. Questo aggiornamento modifica il modo in cui la criptovaluta agisce nella blockchain per ridurre il suo consumo energetico. Invece di una “proof of stake”, si passa a una “proof of work”. In questo modo si riduce il lavoro dei minatori di criptovalute che consuma energia.

Sempre più criptovalute di recente creazione si basano sul sistema “proof of work”, che facilita le convalide nella blockchain riducendo notevolmente l’inquinamento. È inoltre importante notare che le criptovalute, pur inquinando, sono nuove valute che rivoluzioneranno i mercati finanziari. Dire che le criptovalute inquinano è un modo per criticare queste nuove valute decentralizzate. Queste critiche sono spesso mosse dalle banche che vedono le criptovalute come un nemico e un enorme concorrente per il futuro.

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